Il nuovo ApplePay Cash e il mercato del P2P

Introduzione

Nel corso dell’ultimo WDC nello scorso settembre, Apple ha annunciato la funzionalità di pagamento peer-to-peer (P2P) che si basa su ApplePay e che consente di inviare e ricevere denaro tramite la chat iMessage. ApplePay Cash, così si chiama la funzionalità, non solo consente di trasferire denaro facilmente a qualcuno (che ha abilitato iMessage di iPhone), ma mette anche una scheda digitale nella app iOS Wallet da utilizzare per gli acquisti nella vita reale.

Apple, quindi con ApplePay Cash, entra ufficialmente nell’arena degli strumenti P2P dando filo da torcere agli attuali incumbent Venmo, Paytm, Wechat e altri.

Cosa è ApplePay Cash

Per utilizzare ApplePay Cash è necessario disporre iOS 11.2, attivo negli Stati Uniti e abilitato all’autenticazione a due fattori sul proprio account ID Apple. Inoltre, è necessario avere una carta di debito o di credito attiva all’interno del wallet ApplePay.

Alla prima attivazione di ApplePay Cash, Apple deve verificare la tua identità chiedendo informazioni personali tra cui il proprio nome, il numero di previdenza sociale in US, la data di nascita e l’indirizzo di casa. Potrebbe anche essere necessario rispondere ad alcune domande riguardanti la propria storia personale o di inviare una foto della patente di guida o della propria carta d’identità.

Figure 1: funzionamento di ApplePayCash

Utilizzando l’app Messaggi è possibile inviare o ricevere denaro ai propri contatti abilitati iMessage di ApplePay Cash. In una conversazione, scegliendo l’icona ApplePay dell’app Messaggi è possibile scegliere l’importo e trasferirlo verso il proprio contratto.

È possibile anche prelevare l’importo all’interno del proprio wallet ApplePay Cash chiedendo un prelievo tramite bonifico presso il conto corrente che può essere specificato all’interno della app.

Per gli addetti ai lavori, ApplePay Cash non è altro che una prepagata virtuale, emessa dalla banca locale GreenDot[1] su circuito Discover, creata e memorizzata all’interno del proprio wallet ApplePay attraverso la quale è possibile inviare e ricevere denaro sulla stessa prepagata.

Il mercato del P2P

La soluzione di Apple si aggiunge in un mercato sempre più affollato di attori, tutti con una propria soluzione per agevolare lo scambio di denaro tra le persone private. Venmo in US, WeChat e Alipay in China, Paytm in India, Jiffy e SatisPay in Italia. Ogni attore ha un proprio modello di business e caratteristiche diverse. C’è chi ha semplicemente creato un wallet e agganciato alla propria app di chat (come WeChat, Apple), c’è chi ha creato il wallet per rendere più efficiente lo scambio dei pagamenti tra privati e business (come Paytm in India) e c’è chi cerca di fare leva sul network bancario per proporlo come strumento standard per lo scambio di pagamenti tra i clienti delle banche stesse (come Venmo e Jiffy). Onore a quello che c’ha provato per primo: PayPal. PayPal ha permesso lo scambio di denaro tra privati fin dall’inizio degli anni 2000 ma è una caratteristica mai davvero decollata nel network PayPal a causa delle commissioni applicate.

Samsung, con il proprio SamsungPay, non ha raggiunto tali funzionalità probabilmente per il fatto che sta cercando prima di consolidarsi sul mercato come soluzione di pagamento. L’ennesimo incomodo è rappresentato da Facebook che già 2 anni fa ha chiesto licenza bancaria per svolgere attività’ di pagamento P2P attraverso la propria app Messenger.

In effetti, il permettere lo scambio di denaro tra privati è l’ultimo baluardo da conquistare nell’ambito dei pagamenti elettronici. È necessario conquistarlo in quanto non esiste ad oggi un vero e proprio modello di business redditizio o quanto meno non tale da far ‘svoltare’ il conto economico di una società o farla arrivare al break-even in pochi mesi. La maggior parte degli attori, infatti, ha aggiunto tale funzionalità a modelli di business che si sostengono grazie ad altre caratteristiche ben più profittevoli, quali ad esempio il pagamento verso Merchant.

Il punto è che il modello P2P cerca di andare a sostituire uno dei migliori strumenti per lo scambio di pagamento di piccolo importo: il contante. In questo caso però si cerca di andarlo a sostituire in uno dei contesti in cui il contante è meno adatto: lo scambio a distanza.

La sfida è difficile perché gli attuali strumenti di pagamento elettronici sono la maggior parte basati su infrastrutture costose che non permettono di essere adeguati in un modello che dovrebbe avere la massima efficienza (si tenga sempre presente che lo scambio di contanti è percepito come un’azione gratuita e quindi molto efficiente per entrambe le parti).

A cercare di ‘guastare la festa’ agli attuali attori ci si è messo il principe degli strumenti P2P, ossia le cripto monete. Queste ultime sono per la loro natura le migliori candidate a soddisfare tale bisogno di mercato. Le loro caratteristiche di efficienza rappresentano un grande punto di forza che però non riesce ancora a compensare il principale punto di debolezza rappresentato dalla mancanza di strumenti (wallet) facili da utilizzare. I wallet per l’utilizzo delle cripto monete per lo scambio P2P subiscono ancora una grande barriera all’ingresso in termini di facilità di utilizzo e estensione dell’accettazione. Ma è solo una questione di tempo.

Considerazioni

I modelli ad oggi proposti sul mercato, prendendo in considerazione quelli più rilevanti come ApplePay Cash, Venmo e WeChat, fanno leva sulla rete di utenti aggiungendo la funzionalità di scambio di denaro P2P in un contesto già utilizzato per la comunicazione. Che sia un fattore vincente, quello del basarsi sul contesto di chatting, credo che sia indubbio. Per il raggiungimento del tipping point per un nuovo strumento di pagamento è necessario far leva su due masse critiche: quella dei pagatori e quella dei riceventi il pagamento. In questo caso entrambi privati).

Si tenga presente che tali contesti sono ormai diventati talmente presenti nella vita delle persone che sono nati da un po’ di tempo modalità di vendita di beni in tali contesti. Si pensi ai privati o alle piccole imprese che grazie alle app di Instagram o Wechat sono in grado di raggiungere tonnellate di utenti, vendendo i propri beni o servizi e ricevendo il pagamento proprio grazie a tali strumenti P2P.

Proprio in questo ultimo contesto, tali strumenti P2P sono in grado di ampliare il proprio raggio di soddisfazione del cliente: poter utilizzare il proprio wallet, con il quale trasferisco il denaro ad un mio amico della lista dei miei contatti, per inviare pagamenti a Merchant per l’acquisto di beni in ambito commerciale.

Se da un lato è molto semplice scambiare un pagamento in tali contesti di chatting, dall’altro lato non è cosi semplice permettere ad un privato di aprire un wallet per eseguire il pagamento. La facilità della user experience dell’atto del pagamento è aimè controbilanciata dalla necessità di rendere compliant la soluzione di pagamento P2P con le attuali vincoli normativi di antiriciclaggio.

Quest’ultimo è un tema molto importante perché potrebbe costituire la vera e propria frizione all’adozione di massa di tali strumenti e quindi alla vera e propria sostituzione del contante. Ci sono state molte soluzioni P2P, antenate di ApplePay Cash e di altri, che non hanno potuto salire sul podio dei premiati a causa di processi di apertura dei wallet troppo complicati.

La soluzione al problema della frizione dei vincoli normativi non si ottiene saltandoli a piè pari (sperando poi di raggiungere la massa critica il prima possibile e di salire nell’olimpo delle imprese ‘too big to fail’) e neppure ovviandoli in parte. Il rischio a cui ci si espone è davvero grande e l’attenzione che gli organi normativi pongono sul riciclaggio di denaro è doveroso, specie dopo tutti gli eventi di frode di massa accaduti negli ultimi tempi. A cuore c’è la protezione dei consumatori e la ricerca del giusto equilibrio tra facilità e protezione è fondamentale.

L’attuale normativa antiriciclaggio recepita a Giugno[2] di quest’anno costituisce un piccolo passo indietro rispetto a quella emessa nel 2009. Ad oggi, la cosiddetta identificazione semplificata che consente un onboarding relativamente semplice del consumatore per l’apertura del wallet è concessa ai soli strumenti fino a 500 euro[3] e non più a 2.500 euro. Vi è quindi una riduzione dell’ammontare del saldo utilizzabile nel wallet in questa modalità presupponendo una successiva identificazione ‘rafforzata’ al raggiungimento di soglie di saldo maggiori.

Conclusioni.

Tali strumenti di trasferimento P2P sono importanti per l’eCommerce quanto lo sono per il contesto del puro scambio di piccoli importi tra privati. Questi, a mio parere, diventeranno tra i maggiori strumenti alternativi alle carte e al contante utilizzati dai consumatori in contesti più disparati. Tra questi contesti ci saranno anche l’acquisto di beni dai Merchant in tutti i canali possibili: fisici e online, tramite QR code oppure tramite NFC o Bluetooth.

Dal punto di vista del Merchant, questi strumenti hanno ancora volumi non considerevoli ma è opportuno continuare a monitorare per la continua evoluzione e l’impatto che hanno nel commercio.

Per gli attori proponenti tali strumenti, la sfida oggi si gioca nel campo delle innovazioni tecnologiche cercando di utilizzare nuove modalità di identificazione dei clienti (possessori dei wallet) che rendano più semplice e diretto l’utilizzo di tali strumenti. La maggior parte dei telefoni oggi sono dotati di modalità di riconoscimento del possessore con modalità molto forti. Tali modalità però non sono ancora state prese in considerazione dalla normativa e non possono ancora quindi essere legittimamente considerate come strumenti identificativi.

Altrettanto importante è l’azione di lobbing che gli attuali attori e quelli futuri potranno fare a livello governativo e legislativo per cercare di far passare la voce della conoscenza di tali innovazioni tecnologiche affinché’ possano essere considerate come modalità di riconoscimento all’interno della normativa.

Nel frattempo, strumenti come ApplePay Cash e altri avranno del filo da torcere per cerca di adattare i propri prodotti alle normative europee e per lanciare quindi le loro soluzioni sul nostro mercato.

In questo senso, le Banche potranno essere tranquille ancora per un po’ di tempo. Non molto però.

Fonti:

https://www.finextra.com/pressarticle/71838/discover-enables-payments-for-apple-pay-cash

https://support.apple.com/explore/apple-pay-cash

https://support.apple.com/en-ae/HT207884

[1] https://applepaycash.greendot.com/termsconditions/

[2] In data 19 giugno 2017 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 90 del 25 maggio 2017 di attuazione della IV Direttiva AML (Direttiva 2015/849/UE) e recante modifica al D. Lgs. 231/2007 ed al D. Lgs. 109/2007, con entrata in vigore a partire dal 4 luglio 2017. Il Decreto Legislativo 90/2017 dà anche attuazione del Regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi; tale Regolamento si applica a decorrere dal 26 giugno 2017.

 

[3] In base all’articolo 12 di tale normativa, è consentito di non applicare le misure di adeguata verifica per la moneta elettronica solo in queste condizioni:

  1. a) lo strumento di pagamento non è ricaricabile oppure è soggetto a un limite mensile massimo di operazioni di 250EUR, utilizzabile solo in tale Stato membro;
  2. b) l’importo massimo memorizzato elettronicamente non supera i 250 EUR;
  3. c) lo strumento di pagamento è utilizzato esclusivamente per acquistare beni e servizi;
  4. D) lo strumento di pagamento non può’ essere alimentato con moneta elettronica anonima;
  5. E) l’emittente effettua un controllo sulle operazioni o sul rapporto d’affari sufficiente a consentire la rilevazione di operazioni anomale o sospette.

Ai fini della lettera b) del primo comma, uno Stato membro può innalzare il limite massimo fino a 500 EUR per gli strumenti di pagamento che possono essere utilizzati solo in uno Stato membro.

Gli Stati membri provvedono affinché la deroga prevista al paragrafo 1 non si applichi al rimborso in contanti o al ritiro di contanti del valore monetario della moneta elettronica se l’importo rimborsato supera i 100 EUR.

 


 

Devid Jegerson

D.Jegerson

Devid has built a career in ePayments as well as in other critical components of the Banking and e-commerce industry. In his role, as CEO of Payments at noon, he brings his considerable global expertise in electronic payments to bear at the newly-launched e-commerce platform in the MENA region.
His career began as a software developer in Italy, before working with game-changers in the ePayments space such as PayPal, Fastweb, and IWBank, Italy. Most recently, he was Head of Payments at UBI Banca, Italy, where he managed
electronic payments and launched services such as UBI PAY Mobile systems for NFC, wallet, and mPOS. He is also the founder of peer-to-peer payment system Jiffy (SIA) and was instrumental in the launch of UBI Banca’s MyBank payment gateway. He contributed to launch PayPal in Italy and the first prepaid card with CartaFacile (BPM).
Devid has also worked on European regulation for payment systems, defining evolution strategies for financial companies and payment institutions that come under the European Payment Service Directive (PSD2) and SEPA. His innovations have also won a number of industry awards, from Milano Finanza, Accenture, and others.
He holds an MBA in business administration from MIP-Politecnico Di Milano, Italy, as well as an MSc. in Markets and Business Strategy from Università Cattolica del Sacro Cuore, Italy.
He is author of the book: “I pagamenti elettronici. Dal baratto al portafogli digitali” (2016, goWare).

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