Il “Pulsante di Recesso” tra obblighi e sfumature normative
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L’approssimarsi del 19 giugno 2026, data di entrata in vigore definitiva del D.Lgs. n. 209/2025, prefigura per il panorama dell'e-commerce una delle trasformazioni più significative degli ultimi anni. Il recepimento della Direttiva (UE) 2023/2673 nel nostro ordinamento, attraverso le modifiche al Codice del Consumo, introduce la figura del cosiddetto “pulsante di recesso”.
Tuttavia, tra gli addetti ai lavori sorge un dubbio spontaneo: l'implementazione di questa funzione è sempre obbligatoria? La risposta risiede in un'analisi combinata degli articoli 49, 54 e del nuovo 54-bis del Codice del Consumo.
La simmetria digitale: "Easy In, Easy Out"
Il principio ispiratore della riforma è la simmetria tra conclusione e recesso nei contratti a distanza. Il legislatore europeo vuole garantire che recedere da un contratto online sia tecnicamente semplice quanto lo è stato concluderlo. Se un consumatore ha concluso un acquisto telematicamente con un "click", deve avere il diritto speculare di recederne con la stessa facilità tecnica.
Il nodo del "se del caso" (Art. 49, lett. h)
Nell'analizzare il nuovo art. 49 comma 1, lett. h), leggiamo che il professionista deve fornire informazioni circa l'esistenza del tasto di recesso “se del caso”. Questa espressione non indica una facoltà discrezionale del venditore, ma delimita il campo di applicazione tecnico della norma.
L'obbligo del pulsante scatta obbligatoriamente quando ricorrono due condizioni:
Anatomia del nuovo Articolo 54-bis Codice del Consumo
Per le aziende che operano nel settore dell'e-commerce standard (carrello e checkout), la norma non lascia spazio a interpretazioni. Ecco i requisiti tecnici che i consulenti devono monitorare:
Un chiarimento: dai servizi finanziari all'e-commerce generalista
Un equivoco che potrebbe sorgere tra gli operatori è ritenere che la Direttiva (UE) 2023/2673 sia una norma settoriale, limitata ai servizi finanziari conclusi a distanza (l’intestazione completa è, infatti, “Direttiva (UE) 2023/2673 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 novembre 2023, che modifica la direttiva 2011/83/UE per quanto riguarda i contratti di servizi finanziari conclusi a distanza e abroga la direttiva 2002/65/CE”. Tuttavia, sebbene la genesi della Direttiva riguardi effettivamente i servizi finanziari conclusi a distanza, essa ha modificato anche la sezione generale riguardante il diritto di recesso della Direttiva 2011/83/UE sulla tutela dei consumatori nei contratti (in generale) a distanza, aggiungendo un art. “11-bis” che prevede una “withdrawal function” 8funzione di recesso).
Pertanto, con il D.Lgs. n. 209/2025, il legislatore italiano ha recepito tale indicazione nel nostro ordinamento mediante l'introduzione nel Codice del Consumo (D.lgs n. 206/2005) del nuovo articolo 54-bis rubricato appunto “Funzione di recesso per i contratti conclusi nell'ambito di un'interfaccia online”.
Ciò significa che il requisito del “tasto di recesso” non segue più solo la natura del prodotto (finanziario o meno), ma segue la modalità di vendita:
allora l'obbligo sussiste, a prescindere che tu venda un'assicurazione, un paio di scarpe o un abbonamento a una rivista.
Le conseguenze della non-conformità
Perché un'azienda dovrebbe investire nello sviluppo di questa funzione? Oltre alle sanzioni amministrative pecuniarie dell'AGCM (Autorità nazionale preposta a vigilare ), il rischio maggiore è l'estensione del termine di recesso.
Se le informazioni sulla funzione di recesso non sono fornite correttamente ai sensi degli artt. 54 e, dal 19 giungo 2026, 54-bis Codice del Consumo, il termine per il reso passa dai classici 14 giorni a 12 mesi e 14 giorni, come previsto dal precedente articolo 53.
Sebbene la dicitura “se del caso” inserita nella nuova norma possa far pensare a una disposizione flessibile, per l'e-commerce essa rappresenta in realtà un requisito di design obbligatorio.
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